CONCEDERSI UN HAPPY END

Pubblicato su Clubbing Ottobre 2011.

Esaurita quella stagione fastidiosa e deprimente degli anni ’90, che associava l’essere gay all’essere “malato” (sulla parabola discendente del “positivismo” anni ’80, terrorizzato dall’esplosione dell’AIDS), il cinema di “genere” del nuovo millennio si è finalmente sbarazzato di quel binomio sconfortante, sperimentando, unitamente al progresso delle lotte politiche e culturali nel mondo, trame e personaggi più “sani”, “positivi”, “scaricati” del peso dell’accettazione, facendo spazio così alla costruzione di un immaginario romantico e trasognato.

I tre nuovi film in uscita in Dvd per Queerframe.tv distribuiti in Italia da Atlantide Entertainment, ne sono un ottimo esempio: From Beginning to the End, Plein Sud e Ander appartengono senza dubbio ad un momento di svolta del cinema Queer, proponendo storie di grande freschezza e attualità senza l’incombenza di fantasmi problematici o di “mostri” sociali in agguato, ad eccezion fatta degli espedienti drammaturgici adottati per rendere “accattivante” la narrazione.

L’amore tra i due atletici fratelli brasiliani in From Beginning to the End (di Aluizio Abranches, Brasile, 2009) smonta addirittura un secolare tabù “normalizzando” una relazione incestuosa in un idilliaco menage fra innamorati, sostenuti da un conciliante ambiente familiare predisposto al dialogo e alla comprensione. Non c’è ombra di conflitto, disatteso il dramma, annullata la tragedia classica, di ricordo “edipico”: i due ragazzi sono liberi di amarsi a dispetto delle convenzioni sociali e delle restrizioni morali.

Chi immagina la vita rurale in fattoria come lontana dalle dinamiche della modernità, si ricrederà guardando Ander, il film di Roberto Castòn (Spagna, 2009) vincitore del MIX Festival Internazionale di Cinema Gay Lesbico di Milano nell’edizione del 2010. Ander è un burbero quarantenne tutto casa e lavoro nei campi, ancora sotto l’egemonia materna, la cui vita scorre lenta nell’isolamento delle campagne basche. Fino a quando un elemento “esterno”, “straniero”, “altro”, il giovane peruviano Josè assunto per aiutare Ander infortunatosi sul lavoro, viene a rompere gli equilibri emotivi tenuti dall’uomo quotidianamente sotto pressione dal machismo contadino.

Infine, Plein Sud/Andando a Sud (di Sébastien Lifshitz, Francia, 2009), il road movie sognato da tutti, almeno una volta nella vita: zaino in spalla e via, in autostop, liberi, senza meta e impedimenti, proprio come fa Mathieu, giovane sognatore, con sua sorella Lea, ragazza di straordinaria femminilità. Sarà l’attraente e misterioso Sam, sulle tracce di sua madre e ossessionato da traumi infantili, a dare loro un passaggio, lasciandosi travolgere dalla vitalità dei due fratelli e cedendo infine al serrato corteggiamento di Mathieu, in una delle scene d’amore più memorabili dell’immaginario gay: il mare, la sabbia, il fuoco, la notte, i giochi in spiaggia e l’uomo dei propri sogni, caduto finalmente nelle nostre braccia.

Il cinema Queer internazionale, ora libero dalle zavorre necessarie alla rivendicazione e al riconoscimento, dall’oscurantismo sociale e dalle paranoie “virali”, ha cominciato da un decennio ad arricchire il proprio bagaglio di immagini e contenuti con storie d’inclusione e integrazione nel tessuto collettivo, di pari opportunità, “normalità” ed evasione, alla stessa stregua dell’ “etero-racconto”, dando vita a modelli di comportamento esemplari, eroi da cui prendere coraggio, miti a cui riferirsi, e ‘lieto fine’ con cui addormentarsi la sera.

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